Diversi concetti di Cooperazione

Le Società di Mutuo Soccorso, nascendo per iniziativa di una singola professione, si articolavano con altre, spesso dissimili, secondo un criterio di casualità, anche se la forma più comune e diffusa era l’unione tra operai e contadini.

La Cooperativa, invece, pur nascendo spesso da Circoli o Società di Mutuo Soccorso, presenta fin dall’inizio caratteristiche diverse. La cooperativa nasce soprattutto come reazione alla ricerca del profitto esasperato, idea e pressa che caratterizzava il liberismo ed il capitalismo più estremo.

Nascono, anche, accanto a cooperative di consumo, altre forme di cooperazione, tra piccoli produttori agricoli, per reggere leggi di mercato che avrebbero penalizzato il singolo coltivatore. L’idea iniziale del movimento cooperativo è dunque intesa come una possibilità di creare nuovi posti di lavoro, piuttosto che come calmiere dei costi e consumi.

Significativi sono, a questo proposito, gli inizi in Germania, dove le “latterie turnarie” alpine avevano costituito una prima forma di cooperazione.

Ma quello che molti storici indicano come momento della nascita della moderna “cooperativa” è il 21 dicembre 1844, quando Charles Howard (che già nel 1835 aveva cercato di aprire uno spaccio cooperativo) fonda, con altri 28 tessitori, una cooperativa, denominata “The probe pioneers of Rochdale”, dal nome del villaggio, un piccolo sobborgo di Manchester.

Come prima cosa, memore che il fallimento del 1835 era dovuta alla carenza di capitale iniziale, Howard non avvia l’attività fino a quando le sottoscrizioni dei soci (versamento delle quote sociali) non gli consentono di acquistare i locali per “La piccola bottega”, che oggi, completamente ristrutturata, è diventata un “Museo della Cooperazione”.

La fortunata esperienza di Rochdale, presto imitata in tutto il mondo, si basa su poche regole: l’estrema responsabilizzazione dei soci, cui democraticamente viene riconosciuto un solo voto nelle assemblee, indipendentemente dal capitale versato; l’azione di divulgazione; la libera ammissione di nuovi soci; ricerca di nuovi campi di attività.

L’esempio di Rochdale viene seguito dalla prima Cooperativa nata in Italia, la torinese A.C.T. (Associazione Cooperativa Torinese).

Per meglio capire il suo sviluppo, partendo dal “Magazzino di Provvidenza”, ricordiamo le nuove attività produttive che l’A.C.T. riuscì ad avviare in un breve arco di anni: laboratorio farmaceutico, panificio e pastiglieria, laboratorio carni suine, enopolio, vinificazione e produzione liquoristica, officina meccanica e falegnameria, magazzino per combustibili e segheria, scuderia e parco veicoli.

La stessa A.C.T. inoltre acquista due imprese individuali: un molino ed un impianto per la stagionatura dei formaggi.

Entra poi nelle attività del terziario avanzato, fondando nel 1903 una propria “Cassa di Risparmio” ed inizia ad investire utili anche in attività sociali, in due settori d’avanguardia: le colonie per bambini ed i ricreatori.

In Piemonte le cooperative hanno uno sviluppo intrecciato con quello della beneficenza e del Mutuo Soccorso. Accanto a cooperazione e mutuo soccorso, percorre nuove strade anche il filantropismo.

A Valdagno, l’industriale laniero Rossi crea attorno al proprio stabilimento un villaggio operaio, imitato dai lombardi Crespi, il cui agglomerato, perfettamente restaurato, costituisce uno dei capolavori dell’archeologia industriale, tanto da essere inserito dall’U.N.I.C.E.F. tra le opere d’arte del mondo da salvare.

Nel novecento l’esempio fu seguito a Santa Vittoria d’Alba dalla Cinzano e ad Ivrea da Adriano Olivetti, che volle dotare ogni villaggio operaio di biblioteca e teatro.

Da queste esperienze nacquero le COOPERATIVE EDILIZIE, che dopo lo stop imposto dal Fascismo a tutto il movimento cooperativistico, rappresentano la più diffusa forma del movimento cooperativo nell’Italia del dopoguerra.

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