Storia delle Cooperative

Molti storici del cooperativismo parlano di società antiche, come quelle precolombiane dell’America Latina, o quelle Micro-Melanesiane, dove la struttura dei rapporti sociali e la distribuzione del lavoro erano fortemente improntate da solidarismo equalitaristico. Ma il vero movimento cooperativistico dobbiamo cercarlo , a partire dal Medio Evo, nelle grandi civiltà occidentali, in cui a poco a poco la borghesia è subentrata nella gestione del potere reale, politico ed economico, ai primitivi nuclei aristocratici. Il sorgere dei liberi comuni, che si rifanno all’esempio idealizzato della città-stato greca, come forma di decentramento da un potere troppo accentrato, si realizza proprio nel cuore della società feudale, in Italia, Francia e Germania.

Le corporazioni segnano e rappresentano la massima espressione fino allora raggiunta, in termini sociali e politici, della borghesia urbana. Le corporazioni assumono spesso la fisionomia di veri e propri partiti politici, nelle prime forme di democrazia allargata a tutte le componenti sociali.

Nel tardo settecento o nel primo ottocento, nei Regni e Granducati della frammentata Italia, si pervenne al loro scioglimento attraverso provvedimenti legislativi.

Le corporazioni, fino alla metà dell’ottocento, non costituivano ovviamente l’unica forma di associazionismo. Altre esperienze si svilupparono (e sono tuttora vive e presenti) in ambito religioso; organizzazioni in Confratrenite e Misericordie. La progressiva industrializzazione, la meccanizzazione e la razionalizzazione delle coltivazioni ridussero la mano d’opera agricola, mentre l’industrializzazione delle produzioni mieteva posti di lavoro nell’artigianato tradizionale.

Quando più drammatica apparve la situazione del lavoro e della giustizia sociale, comparvero le prime esperienze di solidarietà attraverso il Mutuo Soccorso e la Cooperazione . Le più antiche Società di Mutuo Soccorso derivano da Circoli di ispirazione Mazziniana già prima del 1840. Nel decennio successivo, specialmente in Piemonte, il Mutuo Soccorso trova i suoi principali promotori tra gli esponenti moderati del mondo liberale cattolico. Verso il 1865 si possono contare ben 460 Società di Mutuo Soccorso, con oltre centomila iscritti. La seconda metà dell’Ottocento assiste alla tumultuosa crescita di Cooperative e di Società di Mutuo Soccorso, spesso frutto e simbolo dell’unione tra diverse rappresentanze professionali.

Le Società di Mutuo Soccorso, di cui alcune sopravvivono fino ai giorni nostri, perdono gradualmente l’autorità e la tradizione legate alla loro funzione sociale, sia per i progressivi interventi legislativi dello Stato in campo sanitario ed assistenziale, sia perché i Circoli (divenuti oramai sezioni, cioè diretta emanazione dei partiti) e le Leghe sindacali attraggono maggiormente i lavoratori in quei decenni di dura lotta politica e sociale.

In Alba la più importante società fu quella degli Artisti ed Operai, costituita nel 1851 ad opera dei sarti, ma subito aperta ad altre categorie. Comprendeva tra i soci negozianti, calzolai, pizzicagnoli e macellai, osti e brendatori, caffettieri e confettieri, arti liberali. Nel 1881 ha acquisito personalità giuridica, ed è stata gratificata da cospicue offerte di eredità e donazioni da parte dei soci onorari; tocca il proprio apice nel 1882 con 819 soci, il 75% della popolazione di Alba. Offre a sua volta contributi all’Asilo infantile, alla biblioteca delle scuole elementari, ai terremotati dell’Isola d’Ischia. Il Fascismo scioglierà poi tutte le Società, anche quelle più moderate.

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